Malala, la bambina che voleva semplicemente andare a scuola

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“Un bambino, un insegnate, un libro e una penna possono cambiare il mondo” Malala Yousafzai

Nel gennaio del 2008 i Talebani presero il controllo della Valle dello Swat, in Pakistan, imponendo alla popolazione divieti sempre più oppressivi: non si poteva più ascoltare musica, guardare la televisione, usare il computer e alle donne vennero precluse molte attività, tra cui lo studio

Così Malala, una bambina del posto di dieci anni che amava tanto andare a scuola, dovette salutare le sue compagne e i suoi insegnanti, senza alcuna certezza per il futuro. L’enorme sofferenza per quella discriminazione che penalizzava lei e le sue amiche, la spinse a manifestare apertamente il suo dissenso in discorsi pubblici, suscitando l’ira degli integralisti. Nell’ottobre del 2012 un uomo dal volto coperto la avvicinò e dopo averle chiesto se fosse Malala, le sparò alla testa.

Soccorsa e ricoverata in condizioni disperate, grazie ad un interesse mediatico senza precedenti, venne rapidamente trasferita in un ospedale a Birmingham, in Inghilterra, dove le salvarono la vita. Dopo diverse operazioni chirurgiche e un lungo percorso di riabilitazione, finalmente Malala si è potuta ricongiungere con la sua famiglia, ormai trasferitasi stabilmente nel Regno Unito. Il suo pensiero però continuava a rivolgersi al Pakistan e alle sue amiche a cui era preclusa l’istruzione, così fondò il Malala Fund, un’organizzazione benefica a sostegno del diritto allo studio in diverse zone del mondo.

Per il suo impegno sociale, nel 2014 le è stato conferito il Premio Nobel per la Pace diventando così, a soli diciassette anni, la persona più giovane a ricevere il prestigioso riconoscimento internazionale. Nel mese di giugno del 2020, completati gli studi all’Università di Oxford, si è laureata in Filosofia, Politica ed Economia.

Il Museo della Resilienza ospita una immagine raffigurante Malala davanti ad un libro aperto (utilizzata per la copertina della sua autobiografia “Io sono Malala”) autografata dalla giovane attivista in occasione del suo discorso tenutosi il 19 luglio 2016 al teatro Kauffman Center di Kansas City, Missouri (USA).

CURIOSITÀ

Quasi profeticamente i suoi genitori scelsero per lei il nome Malala che oltre ad avere un triste significato letterale (in lingua pashtu significa “addolorata”) è un chiaro richiamo alla giovane eroina connazionale di fine ‘800 “Malalai” nota in occidente come la “Giovanna d’Arco” afgana. Con lo stesso coraggio e spirito di sacrificio, Malala ha combattuto per i diritti delle sue coetanee mettendo a rischio la sua stessa vita.

RINGRAZIAMENTI

Un ringraziamento particolate a Stacy Eisman per aver inviato al Museo della Resilienza la preziosa immagine, autografata da Malala al termine del discorso tenuto nella sua città.

Un pensiero riguardo “Malala, la bambina che voleva semplicemente andare a scuola

  1. Complimenti! Questa acquisizione non può che dare ulteriore lustro a questa prestigiosa raccolta!

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