La crisi del quarzo e la nascita dello Swatch

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“In questo contesto di grande competizione è fondamentale essere innovativi” Nicolas Hayek

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Svizzera controllava il 90% del mercato degli orologi ricoprendo a livello globale la posizione di leader indiscussa in termini qualitativi e quantitativi.  Il piccolo stato elvetico, infatti, esprimeva nei suoi manufatti una equilibrata sintesi tra precisione tedesca, eleganza francese e creatività italiana e grazie alla sua posizione neutrale durante i due conflitti mondiali si assicurò importanti fattori economici quali capitali nazionali ed esteri, lavoratori da dedicare alla produzione civile e contratti commerciali con tutte le nazioni belligeranti. Nulla sembrava poter scalfire il primato svizzero in questo particolare settore, finché qualcosa di inaspettato avvenne agli albori degli anni ’70: in occasione del Natale del 1969 l’azienda giapponese Seiko presentò il primo orologio da polso al quarzo della storia.

Gli orologi a pile vennero immediatamente apprezzati dai consumatori per la loro praticità, leggerezza e grande precisione (già i primi modelli perdevano solamente 1 minuto ogni anno). In poco tempo le aziende del “sol levante” riuscirono a immettere sul mercato prodotti a basso costo e per le aziende svizzere fu una vera e propria ecatombe: alla fine degli anni ’70 già oltre metà delle aziende di orologeria svizzera furono costrette a chiudere e molti lavoratori vennero licenziati. Il mercato dell’orologio meccanico non era più in grado di garantire il lavoro per tutti e anche le realtà più solide cominciarono a vacillare

In quel periodo buio che prese il nome di “Crisi del quarzo” le aziende superstiti si sono trovate davanti ad una difficile scelta: provare a sopravvivere in un mercato noto ma in profonda crisi come quello degli orologi meccanici oppure unire le forze e cogliere le opportunità date dal progresso. Un ruolo decisivo per la realizzazione della seconda ipotesi fu svolto dall’imprenditore svizzero di origine libanese Nicolas Hayek che condusse una complessa operazione di fusione tra Omega e Tissot (del gruppo SSIH), le concorrenti Longines, Valljoux, Glycine, Peseux e il produttore di movimenti Ebauches SA (del gruppo ASUAG).

Nacque così SMH (oggi Swatch Group): un grande gruppo capace di produrre orologi svizzeri al quarzo tecnicamente validi, dallo stile elegante e un prezzo accessibile a tuttiIl progetto, avviato all’inizio degli anni ’80, portò nella primavera del 1983 alla presentazione della prima linea di orologi svizzeri a pile. Il successo fu sorprendente ed immediato: in soli 2 anni la linea Swatch fece aumentare del 50% le vendite del gruppo SMH e fece tornare il bilancio in attivo. In pochi mesi il quarzo arrivò a rappresentare l’80% delle vendite dell’orologeria svizzera.

Nelle stagioni successive, grazie alla collaborazione con grandi artisti e designer, i prodotti si tramutarono in sgargianti opere d’arte e grazie ad una massiccia operazione di marketing la Swatch divenne una vera icona pop, raggiungendo già nel 1991 l’impressionate risultato di 100 milioni di orologi venduti nel mondo. Il gruppo Swatch è attualmente guidato da Nicolas Hayek Jr, figlio dell’illuminato fondatore.

Il Museo della Resilienza ospita un orologio Swatch modello GB100 appartenente alla prima serie in assoluto (produzione primavera 1983). Due esemplari identici sono esposti nel Museo del design di Zurigo e al MOMA di New YorkGià a partire dalla collezione successiva allo stile semplice e austero si preferirono sperimentazioni di forme e di colori sempre più ardite.

CURIOSITÀ

Il nome Swatch significa “Second Watch”. Con la scelta di questo nome le aziende svizzere hanno voluto ribadire il concetto che ogni persona debba possedere almeno un orologio meccanico per le occasioni importanti, prevedendo tuttavia la possibilità di divertirsi con un orologio al quarzo, colorato ed economico, durante il tempo libero e nelle situazioni più informali.

 

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