Magic Johnson e la lotta contro l’AIDS

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“Con la fede, con la voglia di vivere ogni handicap può essere sconfitto” Magic Johnson

Fin da giovanissimo Earvin Johnson dimostrò ai suoi allenatori di essere nato per il basket e che il suo ruolo ideale, nonostante la sua straordinaria altezza, fosse quello di playmaker. Ai tempi del college indossò la maglia dei Michigan State Spartans e da vero leader li condusse alla vittoria del titolo NCAA, ottenendo sia il Premio come Miglior Giocatore del Campionato sia il soprannome “Magic” per la sua bravura nel catturare rimbalzi, inventare canestri e fare passaggi smarcanti. Nel 1979 debuttò nella NBA giocando nei Los Angeles Lakers con cui vinse, nel decennio successivo, cinque Campionati e tre Premi personali come Miglior Giocatore della stagione. In quel periodo i Lakers riuscirono ad esprimere un gioco spettacolare e Johnson divenne un vero idolo del basket. A livello statistico Magic Johnson detiene ancora oggi il Record della miglior media di assist: 11,19 assist a partita.

Il 7 novembre 1991 Johnson scosse il mondo dello sport annunciando in una conferenza stampa il suo ritiro immediato, in quanto risultato positivo al test HIV. Fino ad allora nessun Campione dello sport aveva mai ammesso di essere sieropositivo e l’opinione pubblica americana riteneva che l’AIDS potesse colpire quasi esclusivamente i tossicodipendenti e gli omosessuali. La notizia che uno sportivo ricco e famoso, nonché padre di famiglia, come Magic Johnson si fosse ammalato contribuì significativamente a far comprendere l’importanza della prevenzione da parte di tutti e ad accrescere la consapevolezza della pericolosità del virus per l’intera società. Comunque questo fu solo l’inizio, perché la sua carriera non finì quel giorno

Johnson voleva tornare in campo per le Olimpiadi di Barcellona del 1992 e tutti i suoi fan avrebbero voluto vederlo giocare nel “Dream Team”, la nazionale statunitense, con Larry Bird, Michael Jordan e gli altri colossi a stelle e strisce. Questo desiderio, tuttavia, si scontrava con il timore da parte degli altri giocatori di un possibile contagio. Vennero quindi istituite delle commissioni mediche con lo scopo di comprendere le modalità di trasmissione del virus e definire le procedure di medicazione necessarie per abbattere i rischi nelle fasi di gioco. Fu così che Magic Johnson riuscì a tornare in campo e anche grazie al suo contributo gli Stati Uniti conquistarono la Medaglia d’oro olimpica. Quel giorno Magic Johnson dimostrò al mondo che la sieropositività non può rappresentare un limite alla partecipazione e alla vittoria in competizioni sportive agonistiche anche di livello internazionale.

Johnson, quindi, tornò a praticare basket professionistico nel 1992, con importanti parentesi come allenatore, e si ritirò definitivamente nel 2000, all’età di 41 anni. Terminata la carriera agonistica si è dedicato alla dirigenza sportiva assumendo anche la carica di Presidente dei Los Angeles Lakers dal 2017 al 2019, ma soprattutto Johnson è diventato un simbolo internazionale della lotta contro l’AIDS e promotore di numerose iniziative per favorire la ricerca e la prevenzione.

Il Museo della Resilienza espone un pallone da basket Spalding, fornitore ufficiale della NBA, autografato dal grande Campione Earvin “Magic” Johnson.

CURIOSITÀ

Nell’anno in cui scoprì di essere sieropositivo, il Campione del basket creò la Fondazione Magic Johnson con l’obiettivo di sviluppare programmi educativi, sanitari e sociali di supporto per le comunità urbane disagiate. Secondo uno studio effettuato in occasione del primo ventennio di attività, la fondazione ha aiutato oltre 250.000 persone in situazione di fragilità sociale, soprattutto giovani, stanziando borse di studio e contributi per l’acquisto di materiale didattico, nonché sostenendo iniziative di informazione e diagnosi per combattere l’AIDS.

 

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